Rosita Solarino Psicologa -  Sessualita

Rosita Solarino Psicologa - Sessualità

Si è passati dal rifiuto della sessualità tipico dell’era vittoriana all’obbligo alla “felicità sessuale” che caratterizza le società occidentali odierne. Proprio quando il sesso era un tabù, le proibizioni lo rendevano più piacevole; quando lo si è considerato un paradiso da dover raggiungere a tutti i costi, si ha l’incapacità della sua piena realizzazione.

Nella modernità, vigeva la figura del “Padre”,  cioè l’autorità, la Legge  che aveva una presa sul singolo, imponeva ordine al “basso”, il popolo, configurato come disordine. La Legge (il principio superiore, Dio ad esempio) limitava i desideri e le libertà individuali.

Con il tramonto della modernità, sotto i colpi del capitalismo e l’avvento della società del consumo, crolla la figura del “Padre”, crollano le Grandi Narrazioni (come l’Illuminismo e la religione) e si da spazio ad una realtà che non è più imposta dall’alto, ma legata a chi la definisce. La figura del “Padre” si è tramutata in “mia soddisfazione”, il principio di autorità ha cambiato punto di riferimento: da esterno a interno. La contemporaneità apre il singolo alle possibilità di desiderare e fare, non vi è staticità, ma il singolo deve riattualizzare sempre la sua identità. Il ciclo di vita diventa “una grande carriera” in cui non si hanno identità fisse ma, performance da realizzare. Il disagio contemporaneo nasce dal come si costruisce il senso dell’esistenza.

E il senso non si costruisce da soli, ma, dobbiamo passare attraverso l’altro; il senso è un riconoscimento interpersonale rispetto ad un oggetto. L’interazione è una condizione intrinseca dell’uomo, non è qualcosa che scaturisce da qualcos’altro. E l’interazione porta con sé l’incertezza.

Il mio approccio

Ecco che non si può parlare di individualità (ergo, personalità, carattere), come qualcosa di fisso e che causa qualcos’altro (il comportamento, ad esempio), riducendo l’uomo alla stregua di una datità, di un un ente asettico. L’esistenza stessa dell’uomo non può prescindere dal riconoscimento altrui. Attraverso lo sguardo altrui guadagniamo l’appartenenza e la dignità personale. Per cui, ciò che l’individuo riporta come “problema”, “sofferenza” non è sintomo di qualcosa, effetto di chissà quale causa, ma un modo di configurare un proprio vissuto, non disgiunto dai contesti in cui quel “problema” stesso prende forma, alla luce delle definizioni di realtà correnti in quel determinato loco. Quindi, ciò che viene definito come problema che riguarda la propria sessualità e/o la sessualità all’interno della coppia (come ad esempio: non riuscire ad avere rapporti sessuali, avere un blocco a livello sessuale, non provare piacere, calo del desiderio sessuale, eiaculazione precoce, non rispettare il proprio corpo, non trovare una stabilità sessuale) dipende (anche) dal proprio vissuto, dal contesto, dalle interazioni con l’altro/altri, dal modo di descrivere chi siamo e di relazionarci con gli altri.

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