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Quando una coppia decide di separarsi nascono molteplici paure. Durante la separazione, così come in ogni fase di cambiamento, ogni scelta e passo che si compie è significante per il futuro di ciascuna delle parti coinvolte.

Il clima della separazione è solitamente conflittuale. Spesso si trascinano in questa fase recriminazioni, malcontenti, interessi personali, desideri distruttivi nei confronti dell'ex partner. Spesso si inseriscono terze persone, opinioni altrui, dicerie di paese che incrementano il grado di conflittualità tra i due ex partner.

A tutto ciò si aggiunge la messa in moto della macchina giudiziaria.

La conflittualità in questa fase genera malessere e vissuti negativi sia nei diretti interessati (gli ex partner) sia in chi vive con loro (i figli) e intorno a loro ( ad esempio le rispettive famiglie d'origine).

Ridurre il grado di conflittualità e tensione tra gli ex partner si rivela fondamentale per poter affrontare questa fase efficacemente, limitando possibili conseguenze negative in chi è coinvolto.

Come?

Individuando obiettivi e strategie condivise all'interno di un percorso di separazione. Non è un processo semplice perché, impregnati da rabbia, dolore, rammarichi, si fa fatica a costruire un percorso comune.

Lo strumento della mediazione familiare serve a facilitare questo percorso, generando una realtà comune e condivisa dagli ex partner.

Il mediatore, in quanto ruolo terzo e imparziale alle parti, può:

  • Affiancare gli avvocati. La mediazione consente di raggiungere accordi comuni tra le parti, velocizzando il percorso giudiziario e riducendo le spese ad esso correlate;
  • Guidare le parti nel costruire un dialogo positivo che gli consenta di gestire le varie questioni della separazione (ad esempio, divisione di beni, utilizzo di beni comuni, esercizio della responsabilità genitoriale)
  • Facilitare e supportare la presa di decisioni comuni in merito alla gestione condivisa dei figli. Questo punto merita un approfondimento per chiarire alcuni dubbi che attanagliano i genitori in fase di separazione.

"Separandomi sto facendo un torto ai miei figli che li segnerà profondamente?" "Con la separazione è come se stessi abbandonando i figli?" "Con la separazione mancherà ai figli la mia figura genitoriale?" "Quale senso di famiglia trasmetto così ai figli?" "Come mi prenderò cura di loro?"

Separarsi non vuol dire non occuparsi e preoccuparsi dei figli. Separarsi non vuol dire aver fallito in quanto genitori.

Stare insieme "per forza", litigando tutti i giorni o quasi, facendo finta che l'altro non esista, generando un clima casalingo di tensione e conflitto, può generare nei figli un percorso di crescita difficile, la perdita graduale del senso di famiglia come nucleo coeso in cui ci si sostiene e prende cura l'uno dell'altro.

Non si è più coppia, ma si può rimanere comunque "famiglia", in quanto genitori, quindi punto di riferimento, degli stessi figli. Maggiormente due genitori collaborano nella gestione condivisa dei figli, maggiormente quest'ultimi cresceranno in salute (a prescindere se i genitori hanno una relazione sentimentale o meno).

Il mediatore familiare, nella fase della separazione, in cui si fatica a collocarsi a pieno nel ruolo genitoriale insieme all'ex partner, agevola la delineazione di percorsi educativi per i figli. Il mediatore, infatti, assumendo un ruolo terzo e imparziale, dà centralità alle esigenze di crescita in salute dei figli e ai loro diritti. I due ex partner assumono, quindi, il ruolo di genitori e insieme al mediatore individuano gli obiettivi comuni in quanto genitori e le strategie condivise per perseguirli. Ad esempio, in mediazione si possono individuare strategie educative, di gestione del tempo da trascorrere con la prole, di gestione degli eventi che riguardano i figli (compleanni, scelta della scuola, patente, ecc..).