Cinque modi per peggiorare la propria situazione.

strategies-for-a-successful-turnaround-in-business-e1497804486936

 Quando le difficoltà che viviamo riguardano ciò che non è tangibile, spesso, non si riesce ad affrontarle al meglio. Se le criticità che stanno caratterizzando la nostra esistenza sono legate ad avvenimenti improvvisi, inaspettati, sensazioni, emozioni, comportamenti che ci fanno stare male e che continuano a ripetersi nel tempo, non si sa da dove iniziare per gestirle. Si scelgono frequentemente le strategie gestionali più facili, ovvero che richiedono poco impegno. Quest ultime, però, si rivelano essere le più inefficaci in quanto si muovono nella direzione opposta al cambiamento in positivo della propria realtà critica. Si tratta, pertanto, di "false soluzioni", ovvero di errori che ci allontanano dal cambiare la realtà problematica e che, nella maggior parte dei casi, la peggiorano aggiungendo difficoltà su difficoltà. Come se ci trovassimo in una stanza allagata e, al posto di capire come recuperare una straccio per asciugare, continuassimo a gettare acqua su acqua.


I 5 errori comuni sono:

1. FAR FINTA CHE NON SIA UN PROBLEMA. Sminuire quello che ci sta capitando è il passo più facile da compiere...e il primo che si muove in direzione opposta alla gestione della questione.
"Da un pò di giorni mi sento giù, vabbè non è niente", "Non mi va di uscire di casa che sarà mai?!?", "Penso a cose strane da un pò. Può capitare, passerà!"
Come ciò peggiora la situazione? Considerare ciò che è critico un "non problema" fa sì che non si pone la dovuta attenzione ad esso, che si perpetuano le stesse azioni nel tempo che non sono efficaci nella gestione delle criticità. Come se ad un albero a cui viene reciso parte del tronco non si riconosce quel taglio come criticità, in quanto all'esterno sembra che, comunque, quell'albero stia ben dritto.

2. TRASCURARE LA QUESTIONE. Questo errore, a differenza del primo, contempla la valutazione come problematico e critico di quello che si sta verificando nella nostra vita, ma si rimanda nel tempo la sua presa in carico.
"So che devo lavorare su questa parte di me, prima o poi lo farò", "Non riesco a sbloccarmi, però, adesso non me la sento di occuparmi di ciò", "Ho sempre avuto questo problema (emotivo, sessuale, di autocontrollo, di concentrazione), è sempre stato così per me che ci posso fare?!?", "Non riesco a raggiungere questo obiettivo, aspetto che cambi qualcosa".
Trascurare problemi e se stessi è un errore che si commette basandosi, spesso, su determinate credenze:
  •  immutevolezza, ovvero credere che quello che è stato sempre sarà, che nulla cambia, nulla si modifica. Si tratta di una credenza popolare data dall'osservare sempre allo stesso modo gli eventi. Il senso scientifico, i fisici quantistici, dimostra come tutto sia costantemente mutevole e cangiante.
  • locus of control esterno, ovvero attribuire le conseguenze di alcune azioni a circostanze incontrollabili. Il concetto di locus of control esterno di Rotter (1954) definisce una disposizione nell'osservare la realtà attraverso cui si influenzano le proprie azioni e i risultati che ne derivano. Si tratta, dunque, di credere che ciò che accade non dipende da noi e che, pertanto, non possiamo far nulla per cambiare le cose.
Come tutto ciò peggiora la situazione? Non occuparsi di sé e di ciò che ci accade, ritenendo che il cambiamento non è possibile o che non dipende da noi, fa sì che il problema rimane lì accanto noi e che ad esso se ne aggiungono altri. Riconoscere che qualcosa non "va bene" ma che non ce ne possiamo occupare porta con sé avvilimento, senso di fallimento, di incapacità. Come se un corridore si accorge, durante una gara di corsa, di avere una ferita alla gamba e si siede silenziosamente, vedendo passare tutti i suoi colleghi nella speranza che la ferita si cicatrizzi da sola o che qualcuno si accorga di lui.

3. TROVARE SOLUZIONI FAI DA TE. Questo errore nasce dalla consapevolezza che si sta vivendo un periodo critico e si è deciso di gestirlo in qualche modo, ma cercando soluzioni facili e senza impegno.
"Mi sento stressato. Prendo cinque di queste goccine e sistemo tutto!", "Da qualche giorno mi sento giù di umore. Mi scoccia fare le cose. Vediamo se mi danno qualche aiuto farmacologico e risolvo la cosa", "Non so come fare, non so da dove iniziare per cambiare questa condizione. Chi mi può dare qualche consiglio?"
Non esistono pozioni magiche. Non esistono cambiamenti che non richiedono sforzi e impegno. Accade, infatti, che si investe del tempo alla ricerca di soluzioni facili e fai da te. Accade, poi, che una volta trovate queste soluzioni si crede che ci si sta occupando di sé, ma si sta girovagando intorno la questione senza affrontare il punto nodale. Come se la pianta in giardino sta seccando e allora, per sentito dire, si riempie il vaso di acqua in continuazione. Dopo qualche giorno la pianta non si riprende lo stesso, in quanto aveva bisogno di uno specifico concime.
Per poter gestire ciò che ci è critico, si necessita capire "Qual è il mio obiettivo di cambiamento? Come posso perseguirlo? Chi mi può aiutare professionalmente in questo percorso?"

4. AUTODIAGNOSI. Con autodiagnosi si intende quel processo che si avvia quando si va alla ricerca della risposta alla domanda "che cosa ho?". Accade che si apre Google e si scrivono "i propri sintomi", come ci si sente, cosa si sta verificando. Cliccando su Cerca, si aprono pagine su pagine con varie diagnosi, vari profili di personalità, vari disturbi. Non si capisce molto, ma una cosa è certa: ho qualcosa! Qual è l'effetto delle diagnosi self service? Ci si concentra sul cosa e non sul come, ovvero ci si focalizza sul che cos'è questa cosa che ho e non sul come posso mutarla, allontanando la possibilità di cambiamento. Inoltre, l'etichetta diagnostica porta con sé determinate conseguenze:
  • la diagnosi diventa noi stessi, ovvero si rischia di perdere il valore di persona e di assumere il valore di disturbo. Non ci si riconosce come Giuseppe, Agnese, … ma come "colui/colei depersonalizzato/a", "il/la depresso/a".
  • l'etichetta giustifica tutto, la spiegazione di ciò che accade si trova nella diagnosi. "Se faccio così, se penso questo è perchè sono depersonalizzato/a".
  • l'etichetta è immutabile, ossia vi è la tendenza a credere che, data la diagnosi, difficilmente la propria realtà può cambiare.
  • profezia che si autoavvera, ovverosia una supposizione che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l'avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità. Agnese pensa di "essere depressa", quindi si comporta come se fosse affetta dal disturbo. Finisce per essere etichettata come "depressa" , in quanto agisce secondo i criteri diagnostici del disturbo della depressione.

5. RIVOLGERSI A NON ESPERTI IN MATERIA. Quando le criticità riguardano la piattaforma organica, il corpo, si sa, nella maggior parte dei casi, a quale professionista rivolgersi per risolverli. Se le difficoltà riguardano qualcosa di non fisico/organico non si sa, quasi mai, a chi chiedere sostegno professionale. In altri casi, si conosce bene quali sono gli esperti in materia non organica, ma si innescano retoriche quali "mi vergogno", "non lo posso dire ai miei genitori/amici/partner", "cosa penserà la gente", "sono pazzo/a". Inizia così la danza dei consigli, cioè la ricerca pareri personali da parte di persone fidate, religiosi, cartomanti, chiromanti, parapsicologi, paraprofessionisti. Il rischio è quello di fare confusione tra i differenti consigli e di perdere del tempo nell'individuare il consiglio più adatto a noi, che più ci piace. Il rischio è quello di trattare superficialmente la questione, discostandosi da percorsi di cambiamento efficaci ed efficienti. Come se un bambino cade per terra dal tavolo e non smette di piangere. Il tutore si accorge che c'è una macchia sulla testa e si rivolge alla vicina di casa per chiederle secondo lei cosa fosse, ad un'altra vicina di casa per chiederle se ha un unguento, alla sorella per capire cosa ne pensasse di quella macchia.
Le quattro convinzioni che ostacolano il cambiamen...
Compiti per le vacanze: che si fa?

Related Posts

 

Comments

No comments made yet. Be the first to submit a comment
Already Registered? Login Here
Guest
Tuesday, 04 August 2020

Rosita Solarino - Psicologa e Mediatrice: Via Cavallotti, 35 Ispica (RG) 97014 | Si riceve solo su appuntamento